Mosorrofa 7 agosto 2014

Presentazione libro: “IL FUTURO DI REGGIO” - Reggio Città Metropolitana - 5 anni di battaglie -  A cura di F. Nucara

....a seguire l'intervento introduttivo dell'amico Pino Nicolò

Buonasera e grazie a tutti per essere qui numerosi, nonostante imbonitori di piazza hanno cercato di boicottare  questo evento. Voglio ringraziare don Mimmo per averci dato la possibilità di essere con voi questa sera. Grazie ad un giovane, Demetrio Giordano, per tutto il lavoro che ha fatto per preparare questo incontro soprattutto per l’impegno che ogni giorno mette nell’affrontare i problemi di tutti, mentre impera l’antipolitica con il comune sentire “sunnu tutti i stessi“ e altri approfittando della disaffezione alla politica (pur essendo parte integrante della vecchia politica) nella ricerca di una verginità che non hanno, invitano alla disobbedienza civile“.

Sono  particolarmente orgoglioso per aver dato a questo lavoro di Francesco Nucara un importante contributo con gli amici Riccardo Napolitano e Tino Praticò. Troverete nel libro il pensiero dei repubblicani sui trasporti, sull'assetto del territorio, sulla sanità, sulle acque, sull'ambiente, sul turismo e lo sviluppo economico del territorio. Abbiamo pensato all'alta Velocità connessa con l'aeroporto dello Stretto rimodulato come grande nodo intermodale: trasporti aereo, ferroviario, stradale e marittimo coesistono nella stessa infrastruttura. Realizzeremo  di fatto  la conurbazione tra Messina e Reggio. Con un lavoro di parecchi mesi abbiamo analizzato e individuato  soluzioni nei campi più importanti e pur ritenendoci soddisfatti per il lavoro fatto consideriamo che tutto ciò abbia bisogno della vostra partecipazione e dei vostri contributi per un crescita condivisa. Oggi parliamo del  ruolo del paese in vista della “Città Metropolitana”. Io mi domando: vuole il paese di Mosorrofa e vogliono le periferie un ruolo nella costruzione della città metropolitana ad oggi poco più di un rigo in una legge fortemente voluta da Francesco Nucara  pensando al Futuro di Reggio con la stessa passione ed amore che Nucara nutre per Mosorrofa, parte integrante della Futura Città Metropolitana. I detrattori e non parlo solo di Gian Antonio Stella, ma anche di gente comune che ritiene una inutile forzatura l’istituzione della città metropolitana, non avendo Reggio le caratteristiche di una vera città metropolitana e soprattutto pensando ad un ruolo egemone della città di Reggio, come dire siccome l’unità d’Italia è stata una forzatura torniamo agli stati litigiosi preunitari e facciamoci dominare dall’Austria. Nel suo appassionato intervento alla camera Nucara dice “creare una città metropolitana non è un problema di quantità di popolazione, ma è una cultura diversa. Più giusto sarebbe stato istituire l'area metropolitana dello Stretto… . In attesa di realizzare l'area metropolitana dello Stretto, realizziamo quanto spetta a Reggio Calabria da un secolo. E vero che oggi Reggio non ha le caratteristiche di Milano, Torino, Napoli e delle altre città metropolitane ma noi pensiamo ad una città policentrica, con una partecipazione e un lavoro che non possono essere di breve durata. Al senso di appartenenza ai nostri luoghi, ai nostri paesi aggiungiamo il senso di appartenenza ad una realtà più grande, senza che possa venir meno la nostra identità culturale di cui dobbiamo andar fieri. Noi non siamo Mosorrofa, un paese isolato sulle colline di Reggio. Noi siamo Reggio, Careri  è Reggio, Gioia Tauro è Reggio ed ogni piccolo Paese deve sentirsi Reggio. Noi pensiamo non alla Reggio che va da Sbarre a Santa Caterina ma ad una grande città policentrica  da rimodulare attraverso il rammendo delle periferie propugnato non da un sarto che avendo un vestito pieno di buchi è costretto a mettere toppe, ma da Renzo Piano un grande architetto che scrive: “La città giusta è quella in cui si dorme, si lavora, si studia, ci si diverte, si fa la spesa. Se si devono costruire nuovi ospedali, meglio farli in periferia, e così per le sale da concerto, i teatri, i musei o le università. Andiamo a fecondare con funzioni catalizzanti questo grande deserto affettivo. Costruire dei luoghi per la gente, dei punti d’incontro, dove si condividono i valori, dove si celebra un rito che si chiama urbanità. Alle nostre periferie occorre un enorme lavoro di rammendo, di riparazione. Parlo di rammendo, perché lo è veramente da tutti i punti di vista, idrogeologico, sismico, estetico. Ci sono dei mestieri nuovi da inventare legati al consolidamento degli edifici, microimprese che hanno bisogno solo di piccoli capitali per innescare un ciclo virtuoso. C’è un serbatoio di occupazione" Ed è anche a questo serbatoio di occupazione che Noi dobbiamo puntare, perché ancor prima delle grandi riforme, è necessario creare altre opportunità per porre fine alla grande emorragia di intelligenze che rende sempre più difficile la stessa esistenza delle nostre città, andando ad arricchire chi nulla ha "investito" per creare quelle professionalità. Siamo ricchi di opere incompiute spesso pensate per esigenze che nulla hanno da spartire con le esigenze del territorio. E Mosorrofa, Sala di Mosorrofa non fanno eccezione è necessario intervenire per migliorare prima di ogni cosa l’accessibilità.

  • Completare le Bretelle Arginali del Calopinace
  • Prevedere le Bretelle Arginali  anche lungo il Sant'Agata;
  • Realizzare i Parchi fluviali del Calopinace e del Sant’Agata;
  • Costruire un collegamento stradale tra Sella San Giovanni e la strada Mosorrofa - san Salvatore;
  • Costruire il Centro Sociale di sala arricchendolo con un parco urbano recuperando aree circostanti oggi di scarso pregio.
  • Rimodulare la viabilità di Sala e di Mosorrofa con interventi pensati per “durare nel tempo” ed eliminando le criticità che rendono pericolosa la circolazione dei mezzi.
  • Intervenire in via definitiva sulla rete idrica per arginare il fenomeno degli allacci abusivi e delle perdite nei tratti groviera della vecchia linea inspiegabilmente ancora in esercizio.
  • Avremmo preferito che gli ulivi secolari di Bufano fossero ricchezza impagabile di un parco urbano; la scelta è andata verso la realizzazione del Campo Sportivo non è più tempo di riaprire ferite cercando responsabilità che sono diffuse in tutti gli schieramenti politici, ora è necessario, appena le condizioni di agibilità politica lo consentiranno, provvedere al suo completamento utilizzando la viabiltà anche per migliorare l’accessibilità della zona vecchia;
  • Ampliare il cimitero, già finanziato, ma come per miracolo non realizzato forse perché previsto in difformità a quello da noi proposto, sembra che adesso si stia tornando all’idea originaria;
  • Adeguare l’edificio della scuola elementare prevedendo l’accesso anche lato piazza San Demetrio.

Noi pensavamo di poter riconvertire la scuola in centro sociale perchè Mosorrofa è carente di strutture, realizzando così il cosiddetto mix urbanistico. Molti di questi progetti sono stati da noi proposti nel tempo senza clamore e forse è un nostro limite, altri sono oggetto di studio di amici di Mosorrofa, altri verranno fuori dalla discussione e dal confronto. Non è importante chi propone ma cosa si propone. Da parte nostra vi è la totale disponibilità a lavorare assieme a chiunque abbia a cuore la crescita armonica del nostro Paese. A quelli che ogni qualvolta si parte per invertire una situazione di degrado solonizzano che bisognava farlo prima (ma devono essere sempre gli altri a farlo) chiedo una disponibilità a porre fine a diatribe da "polli di Renzo" per iniziare un percorso condiviso ove qualsiasi progetto sul nostro territorio abbia evidenza pubblica, sottoposto preventivamente al contributo e alla partecipazione propositiva di idee di chi vive nel territorio. Voglio chiudere questo mio intervento con le parole di Ugo La Malfa che troverete sul retro della copertina del libro. (E’ uno stralcio da “L’uomo che non credeva in Dio” di Eugenio Scalfari – Einaudi - 2008). Eugenio Scalfari parlando di Ugo La Malfa scrive :  Uscimmo da quel bar un po’ più riscaldati. Io gli dissi: “Però tu non riesci ad andare sopra il 5 per cento dei voti… “Lui si fermò, mi strinse il braccio. Mi disse: “Non mi importa nulla di fare aumentare i voti del mio partito. Anzi non m’importa del mio partito. Io voglio che i comunisti diventino democratici, la destra italiana diventi democratica, il capitalismo italiano diventi democratico, la borghesia diventi democratica. Noi viviamo in un paese diviso tra due chiese, entrambe con vocazione teocratica, entrambe con due diversi paradisi. Io voglio che cambi sia la sinistra sia la destra. Voglio una democrazia compiuta e matura. A quel punto potrò morire in pace”.

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