"Spiaggia Libera" Iniziativa dell'Associazione Libera a cura di Filippo Cogliandro

Consociazione Provinciale Reggio Calabria

Siamo profondamente indignati per la mancata inaugurazione della "Spiaggia Libera" di Lazzaro prima spiaggia di LIBERA in Italia e restiamo basiti alle dichiarazioni del vicesindaco "Il rinvio dell’ iniziativa già avviata ed organizzata per la mattina del 7 giugno, che avrebbe visto la simbolica inaugurazione della "Spiaggia Libera " alla presenza di tanti fra i quali: Don Ciotti, il Prefetto di Reggio Cal., il Procuratore Generale, il Procuratore Capo e il Presidente del Tribunale di Reggio Calabria, mi lascia scontento, amareggiato ed anche un po sconfitto, ma fiducioso che gli ostacoli trovati sono superabili e si rimedierà ad una vicenda che ha in sè il paradosso del predicare bene e del razzolare male". All’imprenditore lazzarese Filippo Cogliandro che con poche parole ma con tanto agire è impegnato a far conoscere e favorire la cultura dell’antimafia serve un piccolo gesto, un atto per altro sbandierato qualche anno fa per fargli sentire la vicinanza delle istituzioni. All’Amministrazione comunale di Motta S.Giovanni si chiedono atti nei tempi dovuti, non parole di circostanza. Ricordando le altre manifestazioni di legalità con cui Lazzaro ha fatto parlare di lotta alla mafia e ci piace ricordare la più recente "7a edizione di "Società Civile e Cultura della Legalità" del 24 maggio u.s. in cui illustri rappresentanti istituzionali con la loro partecipazione hanno voluto assicurare la cittadinanza dell’alto impegno profuso dalle amministrazioni pubbliche a sostegno della cultura antimafia, non possiamo accettare che l’iniziativa di Filippo Cogliandro sia stata resa vana da un’inadempienza burocratica. Non ci è dato di sapere le motivazioni per cui il rinnovo della concessione non sia giunto in tempo utile per garantire la realizzazione dell’iniziativa ma di sicuro riteniamo che ai doveri del singolo cittadino debbano essere corrisposti i diritti. Il diritto alla risposta nei tempi stabiliti dal dettame legislativo è inoppugnabile. Ci sia consentito di ritenere che la politica con la P maiuscola sia essa esercitata da partiti politici che da esponenti della società civile debba essere a servizio dei cittadini e come tale non possa utilizzare la burocrazia come paravento, a giustificazione delle responsabilità politiche ed amministrative. Siamo con Filippo Cogliandro e chiediamo trasparenza per le decisioni siano esse di assenso o di dissenso.

26 Maggio 2014. Elezioni comunali a Roccella Ionica

 

Il PRI esprime soddisfazione per Alessandra Cianflone che, con 473 preferenze, è stata eletta consigliere comunale a Roccella Ionica con la lista civica “Roccella Prima di tutto” guidata dal sindaco uscente Giuseppe Certomà che complessivamente ha raggiunto il 64,07% con 2508 voti. Nella lista civica vincente, quella di Alessandra Cianflone è stata una vittoria netta arrivando ad essere la seconda tra i consiglieri comunali eletti a Roccella Ionica.

 

Una rivoluzione nel metodo di partecipazione democratica

Un cambiamento auspicato, l'aspirazione legittima di una generazione di rottamatori, il bisogno di adeguare la politica alla modernità hanno prodotto nel Partito Democratico una reazione imprevedibile, tale da disintegrarne l'immagine e la credibilità, che ha fatto letteralmente implodere questa formazione, probabilmente senza possibilità di salvarne i cocci. Ora si apre una fase di ricostruzione tutta in salita. Per chi ha vissuto questa esperienza e per gli analisti è troppo facile, oggi, indignarsi, troppo semplice affermare che ogni cambiamento presuppone delle incognite.

Bersani ha la colpa di aver voluto a tutti i costi l'incarico, nonostante l'esiguità dei numeri, di non aver ceduto nulla alle altre forze politiche, di non aver creduto possibile o avuto la forza per imporre ai democratici, una soluzione di unità nazionale.

Il nuovo PD ha così dimostrato che la politica, invece, ha bisogno di tempi lunghi. Quando i cambiamenti sono tanti e tali e avvengono tutti nello stesso momento si rivelano inaffidabili. Presentano reazioni isteriche non controllabili. Come irresponsabili si sono dimostrati i suoi parlamentari. Una classe dirigente rinnovata, composta di individui che hanno egoisticamente fatto prevalere interessi personalistici. Che hanno privilegiato gli equilibri di potere, tutti interni al partito, al rispetto che la sua storia meritava. Eletti che hanno dimenticato che il loro ruolo presupponeva un atteggiamento diverso, prima di tutto responsabile verso il Paese.

Di fronte a questi errori, a queste valutazioni decontestualizzate, perché fatte immaginando solo la forza che si esercita e non il risultato che si vuole ottenere, l'assoluta mancanza di condivisione e di mediazione, che invece, sono prerogative delle quali la politica non può fare a meno, hanno confermato che i partiti, se seguono questo schema, hanno perso la loro funzione.

Sorprende anche l'assenza di coscienza dei dirigenti che, piuttosto che mostrare convincimento rispetto alle decisioni da assumere e difenderne la validità, si muovono istericamente, condizionati dalle e-mail e dai post sui social network, dalle piazze che insorgono stabilendo cosa è vecchio o impresentabile e cosa non lo è. Una rivoluzione, quindi, nel metodo di partecipazione democratica, che mostra molti limiti, che avrebbe ragione di essere seguito se avessimo un altro sistema per scegliere le candidature, se avessero un valore la militanza, il merito e la rappresentanza, se i partiti non fossero associazioni con regole e responsabilità, fatte di storie personali e vicende umane che non si prestano alle improvvisazioni, se si capisse che certe dinamiche vanno gestite non con lo spirito del "dopo di me il diluvio", ma per lasciare un patrimonio ideale e culturale alle generazioni future.

Nel PD tutto questo è stato ignorato. E quello che risulta incomprensibile è che lo abbia potuto ignorare Bersani. Un uomo di apparato, un militante che ha vissuto i cambiamenti del partito e le vicende del Paese, un dirigente che ha pensato di essere un riferimento da seguire e che, invece, ha fatto i conti con la sua incapacità di comunicare, destabilizzato da un risultato elettorale che lo ha azzoppato.

Di fronte a tanta inadeguatezza bisognerebbe fermarsi e riflettere. L'amarezza e la rabbia non sono sufficienti, è l'entità del danno che va valutato.

La disgregazione del partito prima e l'incapacità di dare un nuovo Presidente della Repubblica e un Governo al Paese; lo scenario internazionale in cui l'Italia si colloca che la fa apparire risibile e indebolita. Un'assenza di iniziativa che lascia i cittadini nell'incertezza del futuro e che mina, se ce ne fosse ulteriore bisogno, una economia già fragile, che paga il peso di una crisi dalla quale non sembra poter uscire.

Se non si è capaci di ammettere che così non va, che non si può governare sommando debolezze, ma che occorre, invece, valorizzare persone, risorse e capacità, che bisogna riscoprire l'autorevolezza dei dirigenti, che non si può prescindere da una gerarchia e che l'esperienza è un valore di cui non si può fare a meno, la politica non riuscirà a sopravvivere a questa mortificante stagione.

Come in ogni organizzazione, anche i partiti hanno bisogno di regole e queste presuppongono una diversificazione dei ruoli. Non ci può essere un esercito in cui i generali sono più numerosi della truppa, come non ci si può sentire tutti Napoleone. Se per l'inserimento del mondo del lavoro va previsto un periodo di tirocinio, così per arrivare nelle istituzioni andrebbe previsto un percorso politico, e stabilito che senza impegno, formazione e militanza non si conquista il posto in lista, perché non si ha consapevolezza e contezza di ciò che si è chiamati a fare.

Il Parlamento fatto di nominati a prescindere dal merito, dalle peculiarità e dall'esperienza, ha reso possibile la confusione. Acquisito il titolo si potrebbe essere autorizzati a pensare che si diventa tutti uguali. Purtroppo non è così. E le ultime vicende di cui siamo stati testimoni lo dimostrano con grande drammaticità.

 

Reggio Calabria 21 aprile 2013

                                                                                     Roberto Cangiamila

                                                                                     Direzione nazionale

Reggio, PRI: ''Serve garantire a tutti i cittadini servizi equi e pari opportunità. La Calabria e il meridione d’Italia penalizzati dalle politiche del gruppo Fs''

Mercoledì 26 Giugno 2013 10:10

Forse è giunto il tempo che il Governo valuti  con molta attenzione l’operato dell’Ing. Mauro Moretti per porre fine alla  spiccata abitudine di considerare il Gruppo Ferrovie dello Stato come cosa propria e non, invece, come concessionaria  preposta a garantire un equo servizio sull’intero territorio nazionale.
Siamo italiani nati casualmente in Calabria ed intendiamo riaffermare, con vivo disappunto, l’inadeguatezza dell’amministratore delegato  di FS  che fino ad oggi si è distinto più per la sua inclinazione a considerare il servizio ferroviario un bene non per tutti, destinato soprattutto per le aree più ricche del Paese.
Il Partito Repubblicano Italiano, con in testa il suo segretario nazionale On. Francesco Nucara non può che essere al fianco del Presidente della Provincia di Reggio Calabria, dott. Giuseppe Raffa per aver  manifestato il proprio disappunto in merito alla miope conduzione dell’azienda concessionaria e per l’incomprensibile ritardo nella realizzazione del collegamento ferroviario tra il porto di Gioia Tauro e la linea ferrata.
Non vorremmo che questa sia una raffinata strategia per rinviare nel tempo il decollo del più importante porto di transhipment del mediterraneo, per favorire il consolidamento delle realtà portuali del nord del Paese.
Già in altre occasioni, e per ultimo durante la stesura della mozione Calabria, il segretario nazionale del PRI, aveva stigmatizzato l’operato del massimo responsabile di FS e non aveva esitato a chiederne l’allontanamento, non trovando, peraltro, sostegno da parte della leadership politica calabrese.
Non vorremmo che l’ing. Moretti avesse smarrito la mission di FS che è quella di assicurare a tutti i cittadini italiani il diritto alla mobilità, senza discriminazione per i residenti nelle regioni meridionali, già,  peraltro, fin troppo penalizzati dalla carenza di valide alternative e costretti a sopportare servizi inadeguati e costi insostenibili.
Non vorremmo che per responsabilità dell’ing. Moretti il gateway di Gioia Tauro non fosse mai realizzato e che tale opera  incompiuta penalizzasse oltremodo il rilancio del porto, con le conseguenze economiche e sociali che avrebbe per la realtà calabrese.
All’Ing. Moretti consigliamo di dedicarsi con più attenzione alle problematiche meridionali, senza per questo dover rinunciare alle soddisfazioni che gli derivano dai numerosi incarichi internazionali, perché non possiamo immaginare una rete europea efficiente e competitiva di trasporti se in Italia alcune regioni vivono, di fatto, isolate.

La Segreteria provinciale del PRI

Aeroporto dello stretto, quale futuro?

Roberto Cangiamila - Direzione Nazionale PRI

La proposta repubblicana per l'aeroporto metropolitano. Coinvolgere i cittadini sulle questioni importanti è prima di tutto un dovere della politica, ma è anche la strategia dei repubblicani per affermare le proprie idee. Questa, in sintesi,  la riflessione che è scaturita dall’iniziativa che il PRI di Reggio Calabria ha organizzato, sabato 20 aprile, nella sala conferenze della Provincia di Reggio Calabria. Un incontro con un titolo significativo “ Aeroporto dello Stretto, quale futuro? La proposta repubblicana per l’aeroporto metropolitano”  che è di per sé una sfida. Ma alle sfide i repubblicani, come si sa, sono abituati da sempre.

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Partito Repubblicano Italiano - Consociazione di Reggio Calabria - Sezione "Raffaello Sardiello" Via Roma n.7 - 89123 - Reggio Calabria
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