29 agosto in Aspromonte

A cura di Pino Nicolò. 29 agosto 2014 i repubblicani di Reggio Calabria ancora una volta in  Aspromonte al Cippo di Garibaldi per dare merito a chi ha lottato, credendo possibile unire anziché  dividere.

 

Ancora oggi insensate aspirazioni  vorrebbero un Italia degli stati preunitari al servizio del potente di turno.

29 agosto 1862  Aspromonte

La pallottola del moschetto che ha ferito Garibaldi ha cancellato l’ultima riga del patto firmato due anni fa tra i repubblicani e la monarchia.

Oggi  ci dividiamo per sempre da una monarchia che ha combattuto sull’Aspromonte per il Papa”.

Sono le dure parole di Giuseppe Mazzini che stigmatizzava l’intervento del generale Pallavicini inviato dal Governo Rattazzi a fermare Garibaldi.

A distanza di anni  grazie al sacrificio di molti Italiani abbiamo questa democrazia incompiuta ma pur sempre una democrazia che può essere migliorata col concorso di tutti.

L’episodio infiammò l’Italia.

In tutte le città manifestazioni e gravissimi disordini furono sedati spesso con la violenza.

L’ambiguità del Governo che aveva segretamente autorizzato Garibaldi  ad effettuare una nuova spedizione per annettere lo Stato pontificio con l’obiettivo di appropriarsi di un eventuale successo e pronto a sconfessare l’eroe dei due mondi in caso di fallimento, fu la causa della tragedia dell’Aspromonte che portò l’Italia sull’orlo della guerra civile.

La repressione che ne seguì dimostrò quanto il nuovo stato fosse debole  e  subordinato alla Francia di Napoleone III.

Garibaldi fu fatto prigioniero e nei 54 giorni di prigionia nel forte di Varignano si accavallavano  con ritmo frenetico le ipotesi più disparate. Il mondo intero compresa la Francia chiedeva l’amnistia mentre chi lo aveva spinto all’azione ora ipotizzava il deferimento per alto tradimento.

Solo due anni prima a Teano, Garibaldi consegnava il Sud ai Savoia.

Il grido di Roma o Morte si spegneva in gola ai tanti che avevano creduto  nell’Italia Unita, libera da ingerenze di stati stranieri.

Tra gli alberi dell’Aspromonte  sembra ancora di sentire la voce di Garibaldi che tra il crepitio delle armi da fuoco ordina ai suoi di non versare il sangue dei fratelli italiani mentre si accascia accanto al cippo, colpito da pallottole fratricida.

Per lungo tempo dovette lottare con ferite ben più gravi di quella che gli aveva procurato il proiettile al malleolo del piede destro.

“Mi ripugna raccontar miserie, ma tante furono manifestate in quella circostanza dai miei contemporanei, da nauseare anche i frequentatori di cloache” scrive nelle sue memorie l’eroe dei due mondi.

Il 5 ottobre 1862 dopo più di un mese di schermaglie il re concede l’amnistia.

L’italia riprendeva il cammino verso l’unità.

Appena otto anni dopo il 20 settembre 1870  i bersaglieri di Cadorna entravano in Roma, i tempi erano cambiati, la Francia di Napoleone sconfitta dai prussiani nella battaglia di Sedan, non poteva più proteggere lo stato Pontificio.

Un obiettivo dagli Italiani cercato, l’unità d’Italia, si era concretizzata sotto forma di conquista, il modo peggiore per diventare nazione.

Mazzini sognava un Italia  libera, laica, repubblicana senza vincitori né vinti, non fu così.

Una repubblica federale non rientrava nei piani dei Savoia che ai bisogni della gente del sud risposero con le armi.

La gente del Sud alle angherie rispose con la ribellione che presto sfociò nel brigantaggio e fornì ai nuovi padroni una buona scusa per radere al suolo interi villaggi.

Fiumi di inchiostro sono stati versati per scrivere la storia, vista dalla parte dei “liberatori”, che spesso ha volutamente dimenticato che dal sud è partita la scintilla del Risorgimento.

Michele Bello, Rocco Verduci, Gaetano Ruffo, Domenico Salvadori, Pietro Mazzoni, Domenico e Giovanni Andrea  Romeo  e tanti altri sono nomi di eroi, colpevolmente dimenticati, che hanno dato la loro giovane vita per questa nostra Italia.

E poi continuando a scorrere fotogramma dopo fotogramma, Francesco antonio Leuzzi  docente universitario, brillante chirurgo e  Francesco Perri, lo scrittore di Careri, che da veri repubblicani rinunciarono alla carriera per non giurare fedeltà al Fascismo e continuare a lottare per un Italia ove libertà dei bisogni portasse alla libertà dalle  ingiustizie, al rispetto dell’uomo in quanto tale.

Gente di altri tempi che non si lamentava del suo stato nei crocchi al Bar, ma si ribellava.

Io mi domando quando ci ribelleremo alle ruberie, alle offese, alla vergognosa azione di razzismo perpetrata a danno dei calabresi.

Noi non siamo soggetti da Lombroso le cui teorie servivano a giustificare azioni contro la ribellione alla tassa sul macinato, né possiamo essere oggetto di Sgarbi quotidiani, né possiamo accettare lezioni di cultura dal parruccone di turno quando siamo costretti a mandare invidiati giovani scienziati in giro per il Mondo.

A Napoli è stata costituita l’associazione  “Mò basta”

E’ ora di dire “mò basta” a Nando Della Chiesa che spara sui Calabresi definendoli ndranghetisti e in un atto di “estrema giustizia” non esclude nemmeno la sorella, parlamantare con i voti dei calabresi sicuramente come lui scrive “ndranghetisti”

E’ ora di dire “mò basta” ai Vittorio Sgarbi che ben pagati da pubblico denaro offendono chi non la pensa come loro, usando un linguaggio da suburra.

E’ ora di dire “mò basta” a chi pretende di salvarci buttandoci dentro il mare.

E’ ora di dire “mò basta”  a chi ci chiede di salvare il mondo per  poi lasciarci soli come Masciari.

E’ ora di dire “mò basta” …a chi ci vuole bene e  piano piano, per non farci soffrire, ci uccide con montagne di rifiuti.

E’ ora di dire “mò basta”… ai regali non richiesti compresa la centrale a carbone di Saline joniche.

E’ ora di dire “mò basta”…alle opere iniziate e mai finite.

E’ ora di dire “mò basta”… con le opere inutili.

E’ ora di dire “mò basta”…per dare un senso al sacrificio di questi nostri fratelli che hanno dato la loro vita per un’Italia migliore .

 “mò basta”…

Pino Nicolò

Partito Repubblicano Italiano - Consociazione di Reggio Calabria - Sezione "Raffaello Sardiello" Via Roma n.7 - 89123 - Reggio Calabria
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