“La disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che essere onesti sia inutile.”

di Beniamino Scopelliti*

“La disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che essere onesti sia inutile.” Parto da questa considerazione, e la faccio mia, del più grande scrittore calabrese Corrado Alvaro.

E’ un dubbio con il quale la mia generazione vive e cerca si smarcarsi per dare un senso alla propria esistenza. Non è facile. Vivere in una terra come la nostra in cui ci si sente abbandonati e in cui la democrazia con la D maiuscola sembra non avere radici, può portare allo sconforto e far deragliare molte coscienze che nascono libere e disposte al bene. Ma so che la generazione che rappresento non vuole arrendersi ed è alla ricerca di un modello sociale e politico in cui riconoscersi, in cui credere. Non sarà la difficoltà che viviamo a fermarci nell’intraprendere una strada che sappiamo in salita, perché siamo consapevoli che dalla cima della vetta potremo vedere il panorama della libertà grazie alla quale riscattare il dolore di intere generazioni costrette a subire non solo le distorsioni prodotte dalla nostra società calabrese, ma anche quelle che derivano dall’indifferenza di uno Stato che sembra amarci poco.

Quale è il modello al quale ci ispiriamo? Ve ne sono tanti di modelli, come tante le interpretazioni della democrazia, ma uno più degli altri rispecchia il sogno di una generazione che vuole cimentarsi alla pari con i giovani dell’intera Europa.

Quel modello a cui ci ispiriamo poggia sul recupero dell’uomo quale complessa entità del vivere e del produrre, in sintesi crediamo che esaltare il ruolo del cittadino e porlo al centro dell’azione politica di rinnovamento rappresenti già di per sé un modello al quale ambiare.

Oggi i cittadini sono una grande massa indifferenziata che non corrisponde ad un modello sociale definito, ma necessaria alla sopravvivenza di un sistema che non è più in grado di offrire risposte di qualità alla vita del singolo.

Il primo diritto che deve essere garantito all’interno della società è quello che rende nobile la democrazia: il diritto alla partecipazione e alle decisioni della vita democratica. A noi giovani è in parte è preclusa questa possibilità. Ma non vogliamo lamentarci perché a ben guardare tale preclusione riguarda il cittadino in generale, trasformato in oggetto passivo costretto a pagare un elevato prezzo sul piano sociale, economico e occupazionale a causa degli errori politico/programmatici del passato nonché per le commistioni, le corruzioni e la volontà di non salvaguardare i valori inalienabili che informano la nostra Carta Costituzionale.

Noi vogliamo tornare a quelle radici di libertà e democrazia. Ma per far questo è indispensabile far germogliare nella coscienza di ciascuno di noi quel senso di responsabilità civile che al momento non rappresenta un modello per la società calabrese e italiana più in generale.

Noi giovani dobbiamo ‘covarlo’ da soli, o apprenderlo da quella generazione che ancora, pur minoritaria, crede in un futuro in cui i diritti e i doveri, in equilibrio tra loro, favoriscano quello sviluppo economico e sociale di cui avvertiamo l’esigenza.

E’ da segnalare, però, che certi valori non si apprendono solo in una approssimativa scuola basata sulla singola esperienza, ma, e di ciò dobbiamo essere tutti consapevoli, si apprende innanzitutto nelle aule scolastiche o universitarie. La coscienza democratica e civile nasce in quelle sedi che non vengono più considerate scuole di vita, ma un parcheggio, spesso fastidioso, per una gioventù che invecchia precocemente senza aver la possibilità di esprimersi e di collaborare alla rinascita del Paese.

Se invochiamo la necessità di una maggiore responsabilità sociale da parte delle forze politiche e imprenditoriali, dobbiamo anche denunciare il pericolo ulteriore che incombe su noi giovani, un pericolo che diviene un alibi per trasformarsi in una condanna. Il merito. Noi siamo per il merito ed è giusto che noi si proceda sulla strada della qualificazione professionale avendo però tutte le possibilità per accedere a livelli sempre più gratificanti per noi e per la società in cui lavoriamo. Ma purtroppo ancora non è così. Il merito, di cui intravediamo il limite, poggia su un sistema ancora a forte componente classista e il tagliare, anno dopo anno, i finanziamenti all’istruzione o introdurre programmi sempre più limitati non pone tutti i giovani sullo stesso piano. Il merito, pur giusto, si trasforma in tal modo in una discriminante ancor più grave rispetto a quella sociale di un tempo. Non è sufficiente la volontà, oggi ancor più di ieri, il merito poggia sulla opportunità che deriva dal benessere e dalla ricchezza.

Responsabilità civile e merito devono trovare un terreno fertile in cui svilupparsi e per trovare questo terreno, penso, si debba arare nuovamente una democrazia ormai giunta al proprio logorio per non essere mai stata sufficientemente protetta e rafforzata.

Detto questo, avviandomi alla conclusione, rispondo alla domanda che mi sono posto all’inizio: quale modello? Ritengo, per quanto detto, che la liberaldemocrazia rappresenti quel sogno a cui noi giovani ambiamo, dirò di più, in cui gran parte di noi credono.

Non vi potrà mai essere un equilibrato sviluppo sociale se non si avvia un profondo processo di rinnovamento istituzionale e culturale. Le opportunità ce le offre l’Europa che ci spinge ad un riequilibrio economico e sociale del territorio nazionale, per questo non pochi finanziamenti negli anni sono stati stanziati; un’Europa che ci spinge a valutare un diverso processo di sviluppo che parta direttamente dal nostro territorio e che attraverso una forte politica di innovazione sociale può garantire risposte adeguare sia in relazione alla responsabilità che al merito.

Dobbiamo, soprattutto noi giovani, impegnarci, non a trovare inadeguate risposte attraverso cicliche visioni populiste,  per una riforma della democrazia pronti ad una condivisione solidale con quanti non sono e non saranno in grado di mantenere il passo con la sfida globale a cui siamo chiamati.

Noi auspichiamo una seria trasformazione delle istituzioni statali, regionali e comunali che si realizzi attraverso uno snellimento delle procedure amministrative di tradizione monarchica.

Noi auspichiamo che la cultura ritorni a svolgere quel ruolo di civiltà oggi appannato da un mondo dell’istruzione inadeguato a quelle sfide globali in cui i giovani si troveranno a competere anche al di fuori, se non soprattutto, da schemi obsoleti e inadeguati.

Noi auspichiamo che i valori della liberaldemocrazia prendano il sopravvento sull’agonia a cui in molti cercano di condannarci e che quell’uomo, verso cui il pensiero di Mazzini ci sollecita, sappia espandersi in un rinnovato impegno politico, sociale e morale.

Sabato 20.10.2012

 * Coordinatore F.G.R. Reggio Calabria

Partito Repubblicano Italiano - Consociazione di Reggio Calabria - Sezione "Raffaello Sardiello" Via Roma n.7 - 89123 - Reggio Calabria
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