La storia e le simpatie dei repubblicani Giovani significa aborrire il giovanilismo

di Francesco Nucara

Nel leggere un libro recentemente pubblicato dalla società editrice "Il Mulino", "Storia delle origini del fascismo" (Autore Roberto Vivarelli), mi ritorna alla memoria un pamphlet di propaganda antifascista, scritto dal repubblicano Francesco Perri: "Il Fascismo. La battaglia di Pan". Fu scritto dal Perri nel 1922 per la "Libreria Politica Moderna", commissionato dall’inesauribile Giovanni Conti.

I due scritti hanno naturalmente un valore storico assai diverso: Vivarelli è un valente storico di professione, mentre Perri scriveva un libretto di propaganda antifascista. Essi hanno però la stessa matrice culturale e spiegano agli italiani come è nato il fascismo nel nostro Paese.

E’ da tempo che vado osservando come l’attuale crisi politica italiana assomigli molto al periodo in cui i prodromi del fascismo si affacciavano nello scenario politico italiano.

Le condizioni sono certamente diverse e più di un sessantennio di democrazia repubblicana avrà pur influito sull’educazione politica degli italiani. Tuttavia molti sono i fenomeni assimilabili di cui preoccuparsi, in un periodo in cui tutte le mucche sono nere, e il giovanilismo, non importa se con idee o senza, precipita in maniera accelerata nel qualunquismo.

A dare il via a quella farsesca rivoluzione furono i fondatori dei Fasci. Tra di loro il più vecchio era De Vecchi, che all’epoca aveva 35 anni. In sua compagnia c’erano pure Farinacci ed Arpinati, che contavano meno di 30 anni, essendo nati nel 1892, e ancora Bottai nato nel 1895, e via di questo passo.

Potremo affermare che il fascismo è stato opera dei giovani? Certamente no, ma un’infatuazione giovanile, se supportata solo da facili entusiasmi e senza idee ed obiettivi precisi, può condurre a disastri. Che cosa è, dunque, il fascismo?

A questa domanda Perri risponde così: "Forze, uomini, pensiero, atteggiamenti, tutto in esso è ondeggiante, mobilissimo, inconsistente come le forme delle nuvole."

Nell’intuizione di Perri sulla natura del pensiero fascista troviamo la descrizione di coloro che guardano alla nascente formazione con sguardo ipnotizzato verso un nuovo e più radioso avvenire. Egli così li individua: "Sono dei letteratoidi fascisti o futuristi: poveri diavoli spesso senza cultura, senza penetrazione e quel che è peggio, sprovvisti in modo assoluto di qualunque serietà ed onestà intellettuale. Le loro apologie infarcite di luoghi comuni, fumanti di un lirismo limaccioso e maniaco, vane, inconsistenti, schiumose, sembrano scritte apposta per non farsi prendere in considerazione."

Ed ecco spiegato il fenomeno Grillo, e noi Grillo lo prendiamo in considerazione, eccome!

Il solo fatto che non faccia parlare gli aderenti al suo movimento la dice lunga sul concetto di democrazia di Beppe Grillo.

Naturalmente il fascismo nacque con certi propositi e concluse la sua ascesa al potere con il raggiungere ben altri obiettivi, rispetto ai propositi iniziali. In molti non capirono, ma si adeguarono.

Ora come allora le idee valgono poco o nulla, quel che conta è demonizzare l’avversario: lo storico "me ne frego" è stato sostituito con il "vaffa".

Il fascismo si identificava in toto con Benito Mussolini, così come il Movimento Cinque Stelle fa con Beppe Grillo.

Grillo si abbandona persino a fenomeniche machiste, che, considerato il salto dei tempi, si potrebbero definire attenenti soltanto ad un becero e anacronistico sentire.

Mussolini, come Grillo, aveva un temperamento anarchico, senza essere di fatto anarchico. Man mano che passavano i mesi Mussolini riscuoteva sempre più simpatia in settori politici impensabili, compreso il mondo repubblicano: Italo Balbo già repubblicano e mazziniano oltre che massone a Ferrara, Ubaldo Comandini a Cesena, fiancheggiatore del fascismo, postosi alla guida della scissione del Pri della federazione autonoma della Romagna e delle Marche, lo stesso Vivarelli da repubblichino diventa comunista (non cambia molto) e ne spiega le ragioni nel suo libro "La fine di una stagione, Memoria 1943-1945".

Anche oggi Grillo e altri movimenti riscuotono simpatie tra i repubblicani.

Spesso si dice che il fascismo è stato rovesciato dalla forza dirompente della Resistenza: è una grossolana bugia.

Il fascismo è stato rovesciato dai fascisti il 25 luglio del 1943. Non vorremmo aspettare venti anni per vedere Beppe Grillo rovesciato dai grillini.

Questo argomento sarà certamente ripreso su queste pagine.

 

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