Nucara: nessuno deve rimanere indietro

Il convegno sul progetto liberaldemocratico organizzato dal Partito repubblicano calabrese il 20 e 21 ottobre, ha avuto un breve antefatto: l'incontro del segretario Francesco Nucara con i giovani della Fgr per ricordare i martiri di Gerace. Lucio Villari sostiene che il Risorgimento italiano è nato in Calabria.

Secondo Nucara, Villari espone questa tesi con una certa enfasi, ma l'enfasi in realtà è posta su fatti storici autentici, quali la ribellione dei repubblicani di Gerace e di Reggio, prima del 1848.

Ricostruendo le personalità di quei giovani rivoluzionari repubblicani, Nucara ha posto l'accento sulla loro condizione di agiatezza sociale. "Potevano godersi le loro proprietà. Chi glielo ha fatto fare?". Evidentemente non è per forza la povertà la causa scatenante delle sommosse. L'ansia di libertà e le idee (si trattava di giovani acculturati) esercitano un'attrattiva altrettanto forte. Basta pensare che "solo" le idee sono alla base del Partito repubblicano ed è solo per le idee che il Partito repubblicano è sopravvissuto e si ostina a sopravvivere quando tutti i partiti storici si sono dissolti. L'ostinazione e la pervicacia del Pri nascono dai martiri repubblicani del risorgimento, e l'ostinazione dei repubblicani calabresi trova le sue radici a Gerace. Premesse importanti, queste di Nucara, per comprendere meglio il convegno che si è aperto il giorno dopo. Giovanni Postorino, della Direzione nazionale, era presente alla riunione della serata precedente. Quando Postorino pone il problema dell'innovazione, rappresentata dal progetto liberaldemocratico, è pienamente consapevole di come l'eredità della storia repubblicana derivi dalla prima metà dell'800 e dal tributo di sangue che è costata. Il giovanissimo segretario della Fgr Beniamino Scopelliti ha solo 22 anni e sa già di cosa bisogna essere all'altezza. Ma sangue e lacrime è anche ciò che la Calabria versa ai giorni nostri. Il segretario provinciale di Reggio Calabria, Paolo Raffa, si preoccupa di sottolineare l'esito pragmatico della proposta liberaldemocratica. Questa deve servire a risolvere problemi che ci trasciniamo da anni. La Calabria non ha gli aeroporti e non ha l'autostrada: in compenso ha la criminalità organizzata e il lavoro nero. "Se ci tolgono anche il comune - ha aggiunto Raffa - ci mettono in ginocchio".

E' difficile per Raffa parlare di liberaldemocrazia quando non si ha nemmeno la possibilità di farsi rappresentare da chi è stato eletto. Soprattutto considerando che il colpo viene dato alla città proprio perché la criminalità organizzata è viva e vegeta. Tuttavia lanciare il progetto liberaldemocratico diventa un'occasione inevitabile proprio per ripensare il Mezzogiorno e le sue possibilità di crescita. L'onorevole Giuseppe Ossorio giunto da Napoli per dare il suo contributo al convegno, non vuole che ci si pianga addosso e si chiede se non ci siano delle capacità mancate nella stessa gestione del capitalismo nel sud. Il sottosegretario all'economia Gianfranco Polillo, che è stato vicesegretario del Partito repubblicano italiano, è apparso fra gli ospiti più idonei per spiegare alla convention reggina in cosa consista il progetto: fondamentalmente è l'esigenza di rilanciare il mercato. Questione dirimente nel Mezzogiorno, dove il mercato bisogna ancora crearlo. E il mercato si crea con le infrastrutture, vedi il porto di Gioia Tauro, uno dei più importanti snodi commerciali d'Italia. Se le sue tratte navali non riescono a recuperare sui tempi, perde di conseguenza in competitività. Se da Bari a Reggio Calabria il trasporto su ruota è quello che è, cioè pessimo, Reggio Calabria perde in competitività. E se aprire un'impresa significa dover pagare il pizzo alla mafia, e un omicidio comporta la disdetta delle prenotazioni alberghiere dei turisti - lo farà presente nel suo intervento il presidente di Federalberghi Vittorio Caminiti - si perde ancora un volta in competitività, Già il paese "è spaccato in due come una mela", dice Polillo: se poi si pensa alla situazione calabrese, il ritardo è ancora maggiore. Il governo è consapevole di questi problemi ma sa anche di non essere riuscito ad affrontarli nel breve tempo a disposizione. Ma la strada avviata, l'aver saputo fermare la corsa verso il baratro finanziario, secondo Polillo è la premessa per fronteggiare una situazione che diventava incandescente. Liberaldemocrazia significa la capacità di coniugare il rigore economico con la crescita, lo sviluppo con la ridistribuzione. Il governo Monti sotto questo profilo è la prima esperienza di governo liberaldemocratico del paese che, a costo di grandi sacrifici, conta di essere riuscito a porre le premesse della ripresa. Non che la crisi sia scongiurata, affatto, ma oggi possiamo dire che essa si è allontanata, che non siamo condannati a morte. In fondo è quello che pensa lo stesso governatore della Regione Calabria Scopelliti che confida come il modello regionale possa superare la crisi. Una conferma che viene anche dall'assessore alla Cultura della Regione Calabria, Mario Caligiuri, che vede delle grandi opportunità e dei segnali importanti. La Calabria è nel cuore di un Mediterraneo destinato ad attirare l'interesse finanziario dei paesi in via di espansione, dalla Cina all'India al Brasile. Poi bisogna considerare che la Regione si sta attrezzando per questa prospettiva: più di cento giovani egiziani sono assorbiti in questi giorni nelle strutture regionali calabresi per frequentare le scuole tecniche e divenire il fulcro delle capacità di domani.

Il segretario del Pri, Francesco Nucara, ha articolato i suoi interventi a cavallo delle due giornate in cui si è svolto il convegno. Il primo giorno ha chiarito il concetto di liberaldemocrazia: è l'esigenza di un progresso sociale che non lasci indietro nessuno. Sotto questo profilo, ha detto Nucara, il principale liberaldemocratico del nostro paese è stato Ugo La Malfa, preoccupato com'era dello sviluppo del Mezzogiorno e di legare questo sviluppo all'Europa.

Nella seconda giornata, durante un dibattito con i presidenti dei Club Service (Rotary, Lion's ....) dell'area di Reggio, Nucara ha espresso la sua preoccupazione profonda per le conseguenze dello scioglimento del comune di Reggio. "Io non mi rassegno - ha detto Nucara - ad un provvedimento amministrativo che ritengo sbagliato". Non che i tecnici posti al governo della città non siano persone competenti, certo è che, provenendo dalle file delle burocrazia, non hanno la sensibilità politica necessaria per difendere gli interessi locali, e il rischio è quello di rallentare il percorso fatto per raggiungere lo status di città metropolitana, oltre al commissariamento della vita politica cittadina che di fatto perde tutti i suoi punti di riferimento eletti. D'accordo con il professor Domenico Marino, che cioè la legge vada cambiata, Nucara non esclude un ricorso al Tar contro il provvedimento del governo, contestabile giuridicamente. Anche perché, stando al testo del ministero degli Interni, non solo Reggio, ma la metà dei comuni italiani rischierebbe di essere sciolta. Un partito liberaldemocratico si preoccupa dello sviluppo, ma anche di garantire la rappresentanza.

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