Si lavori per l’Italia. Chi non ha colpe scagli la prima pietra.

Quanto grande e importante possa essere il lavoro degli uomini politici solo la storia può dirlo; fatti, quindi,  narrati da altri uomini  che esaltando le gesta e le imprese di  condottieri, imperatori, statisti, governatori, spesso fanno sì che si costruisca il mito. Legare l’agire degli uomini nella storia al benessere di un popolo, alla sua ricchezza e all’abbondanza  di beni e servizi che in esso vi insistono, è mito; è il popolo, quindi, che, dietro l’ottenimento di un "bene",  sdogana il mito. Ci sarebbe da chiedersi se quel “bene” erogato è sempre frutto della grandezza politica in quanto tale, oppure è figlio di una politica ingannevole che fonda il proprio operare sul contingente, tanto se ne occuperà chi verrà dopo! Certo al popolo italiano che creato  i propri eroi  poco può interessare  se il debito attuale è figlio anche di coloro che oggi rappresentano il mito, politici del passato assurti al ruolo di statisti. Esaltare i governanti del passato  ─ che per molti versi hanno creato le fondamenta di questo sconquasso finanziario ─ e criticare aspramente  il Presidente del Consiglio Monti additandolo come portatore di politiche improduttive per il paese, ci sembra quanto mai improvvido ed  inopportuno, impegnato com’è, egli, a ridare speranza e credibilità ad un paese sull’orlo di un collasso non solo finanziario. A nostro avviso, invece, condividere intellettualmente le responsabilità tra passato e presente, avrebbe il merito di “aprire” sul concetto di obbligatorietà degli attuali provvedimenti governativi, in luogo di subdoli  interessi di parte, di uomini, di partiti o coalizioni, grandi o piccoli che siano. Ovviamente questa  non vuole essere una difesa tout court dell’operato del governo tecnico attualmente in carica  ma, tralasciando di commentare la politica urlata di Lega, Italia dei Valori e M5S (tanto si commentano da sé),  fa rabbia sentire le minacce di scioperi da parte di quelle sigle sindacali che oggi, solo oggi, speculando forse sui bisogni della gente, si ergono a paladini dei diritti dei più deboli, tale, che se da un lato potrebbe avere ragion d’essere, dall’altro, stando così la situazione generale, assume i toni di una protesta dagli improbabili esiti positivi. Bene stanno facendo tutti quei partiti di centro-destra, centro-sinistra, di centro, e tra di essi il Partito Repubblicano Italiano, che responsabilmente stanno sostenendo il governo; un futuro governo Monti sarà ancora possibile? Si trovi un accordo per collocare il nome dell’attuale premier sulle schede elettorali e perché no, il popolo torni ad essere sovrano e scelga! Questo paese sta cercando di mettere la prua verso la giusta direzione, tentare strumentalmente di far affondare la nave perché questa politica non ci piace − tanto per cavalcare l’onda del malcontento − francamente non ci sembra serio, come poco seria e ancor meno credibile ci è sembrata l’uscita dell’ex premier Berlusconi sull’abolizione dell’IMU; sinceramente uscite ad effetto di questo tipo ci sembrano anacronistiche, fuori luogo e non aiutano i processi politici in atto, nonché il recupero della credibilità della politica da parte dell’opinione pubblica. Dall’Europa ci osservano, con grande fatica il nostro paese sta risalendo la china, ora è il momento del rilancio,  delle scelte importanti  per far ripartire  l’economia,  le imprese,  la produttività. Questo arduo compito non prescinda, però, dallo sviluppo del Sud. Un meridione d’Italia sostanzialmente inesplorato ed inutilizzato che ─ se adeguatamente sostenuto ─ potrà costituire in termini di valorizzazione delle risorse presenti, agricoltura, pesca, ambiente, turismo,  il valore aggiunto a quella politica d’impresa nazionale che fino ad oggi ha visto impegnate quasi prevalentemente le regioni del nord, per loro meriti sicuramente, ma anche e soprattutto per mancanza di progettualità di tutti i governi centrali che hanno preferito indirizzare verso le  aree del sud,  politiche assistenziali in luogo di concrete azioni di sviluppo. Per far sì che ciò accada occorre non depauperare e spoliare i territori del poco preesistente, depotenziarli di infrastrutture propedeutiche ad un futuro sviluppo di per se molto difficoltoso ma ancora possibile, significherebbe relegarli definitivamente a margine di qualsiasi piano di ripresa, e le popolazioni deprivate di molti diritti sanciti costituzionalmente: due Italie insomma, l’una ostaggio dell’altra,  per la definitiva rassegnazione dei fautori dell’unità. Se non vuole questo il ministro Passera pensi ad un piano di sviluppo considerando più variabili possibili. L’Italia è ricca di risorse molto diversificate tra loro, un territorio eterogeneo per  tradizioni, storia, saperi e cultura. Operi il ministro pensando di creare percorsi ad hoc che esaltino le singole peculiarità  di regioni o macro regioni. A Reggio Calabria  non si vive come a Trento, così come purtroppo non si vive in qualsiasi città del sud  rispetto ad una del nord, troppo netto è il divario in termini di vivibilità in favore delle realtà settentrionali, ciò perché totalmente differenti sono le condizioni sociali, economiche, strutturali ed infrastrutturali. In questo scenario sono necessari  interventi governativi mirati per natura, quantità e qualità. Riveda a tal proposito, il ministro Corrado Passera il piano di classificazione degli aeroporti italiani e storni dallo stesso gli aeroporti del sud Italia; un sud Italia che non può permettersi declassamenti di alcun tipo; il governo lavori, piuttosto, e senza indugi,  per dotare le regioni meridionali di infrastrutture degne di un paese civile. Pensare di declassare l’aeroporto della città di Reggio Calabria, quando questa − isolata com’è da un sistema infrastrutturale inesistente e asfissiata da una condizione economica depressa – sta cercando di superare una stagione di difficoltà reali, equivarrebbe  ad un declassamento dell’intera comunità reggina,  quasi una volere “buttare fuori”, e questo, nella fase di avvio del progetto metropolitano con una gestione amministrativa oggi oggettivamente parsimoniosa, francamente diventa incomprensibile: i processi virtuosi vanno aiutati e non ostacolati. Dire che si lavora in favore dell’Italia, e mettere in campo lo stesso piano strategico per Reggio Calabria come per Bolzano, significa  sicuramente lavorare per l’intero paese ma  in modo iniquo  e  in termini esclusivamente aziendali, e per quanto sacrosante possano essere le politiche aziendali, certamente esse non possono essere assimilate a quanto sancito dai dettami costituzionali: È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Paolo Raffa - Segretario Provinciale Reggio Calabria

 

Partito Repubblicano Italiano - Consociazione di Reggio Calabria - Sezione "Raffaello Sardiello" Via Roma n.7 - 89123 - Reggio Calabria
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