''Un nuovo progetto per l'aeroporto dello stretto''

di Roberto Cangiamila              

 

Giovedì 13 Settembre 2012

 La crescita di un comprensorio, soprattutto se esso si identifica con un’Area Metropolitana, non può prescindere da un sistema adeguato di infrastrutture.


Dopo le anticipazioni del Ministro Passera sulle intenzioni del Governo di rivisitare le soglie minime nella classificazione degli aeroporti, a nostro giudizio contradditoria se non prevede l’esenzione per i territori metropolitani, abbiamo assistito al positivo risveglio degli enti locali, ma per quello “dello Stretto” non è sufficiente contrastare l’eventuale declassamento soltanto per ragioni sociali, soprattutto dopo la concessione ventennale rilasciata dall’Enac.


A nostro giudizio la vera sfida non consiste nel superare la soglia di un milione  di passeggeri, indice  minimo di sopravvivenza così come dichiarato dal Ministro e da tutte le commissioni di valutazione economica, ma è  necessario capire quale potrebbe essere la rivisitazione degli spazi da destinare a una nuova struttura, indispensabile per soddisfare le future esigenze di un’area più vasta, per assumere un ruolo tra mercati maturi e paesi in via di sviluppo, avvantaggiandosi realmente della posizione geografica.


I repubblicani ritengono che sia giunto il momento di decidere se Reggio Calabria vuole diventare una vera città Metropolitana o vuole continuare a sopravvivere: la città va riprogettata, per funzioni territoriali e spazi urbani, e l’aeroporto è parte di essi.


La morfologia del territorio pone l’aeroporto in una condizione di inadeguatezza rispetto al traguardo agognato e non è corretto nascondersi timorosi di perdere consenso elettorale; per i repubblicani la vera questione è dirimere la contiguità tra l’aeroporto e le Officine Meccaniche Calabresi.
Pista inadeguata, modalità di atterraggio e decollo, umidità, vento, fattori climatici in generale, sono fattori  da cui hanno origine le prescrizioni.


Se si vuole progettare una struttura capace di intercettare le nuove esigenze dell’utenza aerea la politica è chiamata a fare scelte importanti a favore dell’aeroporto dello stretto per azzerare tutte le prescrizioni che compromettono l’utilizzo dei vettori low coast.


La classe dirigente non può continuare ad agire immaginando di non dover tener conto di ciò che i mercati decidono, in un contesto di globalizzazione in cui costi e benefici sono fattori imprescindibili.
Una classe dirigente attenta a queste dinamiche deve riflettere sull’opportunità di insistere nel mantenere in vita processi industriali fuori dal mercato o predisporre un piano di riconversione in grado di soddisfare le esigenze occupazionali.  


E la sicurezza? Come possiamo non pensare in termini di sicurezza con decolli e  atterraggi che insistono sulla città e che devono essere indirizzati da e verso il mare?


La possibile soluzione

Dalla lettura del piano industriale approvato dalla Breda si evince il grado di debolezza dello stabilimento O.Me.Ca di Reggio Calabria.Una condizione che non è stata modificata neppure dai recenti incontri tra i sindacati e il management della società che imputa alla scarsa produttività del sito industriale il vero problema della sua sopravvivenza. Noi siamo convinti che le motivazioni addotte dalla dirigenza della Breda siano strumentali, ma  inserendo la questione O.Me.Ca in una più complessa analisi socio urbana potremmo immaginare una soluzione congeniale che nel tener conto della forza occupata, tra attiva e indotto, individui le soluzioni alternative per mantenerla. Ubicata nella zona sud di Reggio Calabria, tra l'aeroporto e la città, le O.Me.Ca. costituiscono, oggettivamente, un ostacolo allo sviluppo di entrambi.


Preso atto che è stata scartata l’ipotesi di un loro trasferimento a Gioia Tauro o nella sede delle grandi officine riparazioni di Saline Joniche, una saggia classe politica dovrebbe essere capace di trasformare i punti di debolezza della vicenda O.Me.Ca. in opportunità. Se ne fosse capace, dovrebbe contrattare con l'azienda e con il governo la chiusura delle officine meccaniche calabresi, approntando parallelamente un piano di riconversione dell'area per destinarla all'aeroporto e/o a un centro polifunzionale o direzionale che disponga di sale convegni, aree espositive in cui realizzare eventi e creare occupazione.


Questa opzione consentirebbe l'allungamento della pista fino a 3.000 metri e metterebbe la struttura nelle condizioni di poter accogliere le grandi compagnie aeree che utilizzano vettori che per atterrare hanno bisogno di una pista più lunga di quella attuale.


Una scelta che agevolerebbe la Sogas nella ricerca di nuovi soci privati e non dovrebbe essere difficile  proporre alle compagnie aeree low cost (come è già avvenuto per l'aeroporto di Capodichino) di partecipare alle spese di adeguamento dello scalo in cambio di una riduzione dei costi loro richiesti per l'utilizzo degli stessi. Investimenti di questo tipo, se il potenziale passeggeri è significativo, potrebbero essere recuperati in breve tempo.


Ormai le scelte governative sono orientate alla tutela dell’occupazione ma non del posto di lavoro. Le recenti vicende dell’ALCOA e di altri siti industriali sono l’esempio reale dell’azione di governo. Se un sito industriale non è appetibile sul mercato esso può essere accompagnato soltanto nell’ottica di una riconversione. Se le O.ME.CA., dopo tanta cassa integrazione, rischiano la chiusura con gravi ripercussioni per i lavoratori è corretto pensare da subito ad un progetto alternativo per evitare ripercussioni sociali.


Ecco, è su questa riflessione che vorremmo confrontarci con le forze sociali e con la città tutta. Siamo convinti che la maturità degli occupati saprà capire che la buona politica va valorizzata e non contrastata solo per sterile contrapposizione. Una grande struttura vissuta e fruita dall’intera cittadinanza, motore di iniziative economiche in un nuovo contesto urbano, alla stregua di ciò che esiste in altre metropoli in cui la saggezza degli uomini prevale sull’egoismo e la miopia di pochi.
Il nostro sogno è di incontrare tra qualche anno un ex occupato delle O.ME.CA. che non avrà più la necessità di rivolgersi agli amici o ai familiari per superare il 15 di ogni mese, o di dover rimandare sine die l’acquisto di un bene primario perché in cassa integrazione.

Partito Repubblicano Italiano - Consociazione di Reggio Calabria - Sezione "Raffaello Sardiello" Via Roma n.7 - 89123 - Reggio Calabria
Note Legali | Privacy | Termini d'uso | Webmaster