Ai repubblicani. Si dice quel che si fa e si fa quel che si dice.

 

di Francesco Nucara

 

Una serie di iniziative proposte da amici dirigenti repubblicani, alcune formali (ritardato pagamento delle tessere con qualche responsabilità nazionale) e altre politiche sulla data del Congresso posta nel bel mezzo di altri avvenimenti politici (scissione del PDL ed elezione del Segretario del PD), hanno indotto la Direzione Nazionale a rinviare il Congresso. Mi ero impegnato sulla celebrazione di un Congresso Straordinario, ma, come sempre, mi sono adeguato al deliberato di un organismo repubblicano. Tuttavia, ciò non mi ha impedito, di fronte ad un impegno preso, direi "solennemente" se non rischiassi un’inutile retorica, di rassegnare le mie irrevocabili dimissioni da segretario del Partito. Dimissioni che ribadisco e che ho inteso e che intendo irrevocabili. Ma ciò non deve determinare che il PRI venga lasciato senza guida. Sarà il Comitato di Segreteria, fissato per domani 20 dicembre, a determinarsi nella scelta di una guida che dovrà, sul piano tecnico-politico, gestire il Partito fino alla celebrazione del Consiglio Nazionale, già fissato dalla segreteria per il 18 gennaio prossimo, e il cui Ordine del Giorno sarà fissato definitivamente dal Comitato di Segreteria. Voglio rassicurare i tanti amici repubblicani, che insistono perché io rimanga alla guida del PRI che non intendo scomparire nel nulla, bensì continuare con altri obiettivi a difendere le ragioni del PRI, a cominciare dalle urgenti verifiche, affinché il maltolto, se esiste, come io credo, ritorni nella disponibilità dei repubblicani: costi quel che costi! Non sono certamente interessato a mantenere false amicizie che colpevolmente tacciono. Non sono consentiti scippi. I repubblicani, intendo quelli veri, non fanno stupida propaganda personale, scrivendo lettere da pubblicare sul web. Se hanno qualcosa di serio da dire, cosa di cui mi permetto di dubitare, vengano negli organismi preposti e avranno le risposte che meritano. L’idea repubblicana, almeno per il sottoscritto, non è barattabile con interessi personali, per quanto legittimi possano essere. Gli uomini passano, come ha detto Ugo La Malfa, e aggiungerei pure le donne, il Partito resta, e ci è rimasto dal 1895. Oggi la società politica italiana si trova al centro di una bufera sociale, che ha colpito tutta la classe politica e i partiti che la esprimevano, ancora più grave perché impoverita da guide credibili. La crisi non è solo del PRI. Da quando siamo stati costretti a lasciare la sede storica ho vissuto tutti i problemi che ne sono nati in assoluto e perfetto isolamento; avrei potuto mollare tutto in quel frangente, ma l’amore verso il mio partito e la responsabilità verso gli impegni presi mi hanno spinto a rimanere al mio posto. Non sono, pur parafrasando il concetto, un capitano che abbandona la nave solo perché pensa che potrebbe affondare. Sono altri gli Schettino che si aggirano come corvi all’interno del PRI! Oltre ai motivi politici e di gestione avrei avuto tanti motivi strettamente personali per abbandonare il ruolo che ho esercitato per tanti anni. Ora, senza responsabilità specifiche, vorrei dedicarmi alla sistemazione di alcune cose che riguardano più direttamente la vita del Partito. Altri si interesseranno della linea politica. I repubblicani imparino a rispettare le cose su cui si impegnano, specie se pubblicamente, ed evitino di fare i professori quando più semplicemente si rivelano cattivi apprendisti. Non è necessario scegliere questa o quella coalizione: ciò, se pur necessario, verrà dopo. Prima di tutto il Partito decida cosa vuole essere: le alleanza verranno dopo. La preoccupazione più grave è una sorta di anarchismo che sta pervadendo le organizzazioni periferiche del PRI. Questo non è proprio consentito: a nessuno!! Lo Statuto è la costituzione repubblicana. Chi pensa e sente di non doverla rispettare non può rappresentare il PRI, né da questo essere rappresentato. Mi affligge una sola amarezza, ed è quella di aver rotto un rapporto di amicizia personale e politica con amici ai quali mi legava una storia comune che durava da decenni. Se errori ci sono stati non sono stati solo i miei. Questa amarezza la porto con me con l’augurio che altri, più bravi del sottoscritto, possano sanare questa ferita. Detto questo, lo Statuto va rispettato e se non funziona o non piace, si cambi, come talvolta abbiamo fatto in questi anni. Auguro al PRI le migliori fortune! Ai repubblicani ciò che singolarmente si meritano! Un consiglio non richiesto: chi guiderà il PRI nel prossimo futuro sia meno "buono" del sottoscritto e non tenga minimamente conto delle aspirazioni personali dei singoli. Faccia tesoro dei miei errori.

Roma, 18 dicembre 2013

 

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