September song

di Sandro Mastronardi  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

September song, suonava l’orchestra diretta da Cecè Giordano nelle serate al dancing del Lido, ed io mi “arrevugliavo” nella poltrona in ferro nella speranza di poter agganciare qualche ultima turista. L’estate volgeva al termine e la dolce melodia portata al successo da Frank Sinatra metteva tanta tristezza. Ora, quando più di mezzo secolo è trascorso, il dancing scomparso, e con esso anche tante persone care, a quelle sensazioni rimaste immutate si aggiunge un senso di liberazione per la finita calura che, americaneggiando, abbiamo definito in tanti modi via via che gli anticicloni si susseguivano. Eppure il Partito ha operato lo stesso, niente chiusura per ferie. Or non è più quel tempo e quell’età, prendendo a prestito Carducci, avrei voluto dire al mio fraterno amico Francesco Nucara, che ci ha chiamato a raccolta per iniziative agostane del Partito Repubblicano Italiano, c’è la controra, nun voglio fa’ niente. Ma come rifiutarsi vedendolo in prima linea, sempre pieno di entusiasmo e dimentico degli acciacchi che, inevitabilmente, anch’egli ha. Ho partecipato quindi, sia pur nelle retrovie ed a piè barcollante, cosciente che il PRI deve fare ogni sforzo per mantenere la sua identità e allargare sempre più la base dei consensi. Per illudermi nella voglia di refrigerio, nelle parentesi casalinghe trascorse fra poltrona e sofà, ascoltavo in continuazione Bianco Natale, ma senza ottenere risultati. Gli amici mi hanno chiesto il perché dell’assenza delle mie abituali note, ma col caldo, col caldo cocente, ogni articolo a stento avviato è rimasto incompiuto, messo in frigorifero in attesa di riprenderlo alle prime piogge. Ed ora è tempo di rimettersi in cammino. La libertà, bene prezioso ed irrinunciabile, non la si conquista mai definitivamente, occorre lottare giorno per giorno, momento per momento, per conservarla. Con le idee, coi fatti, coi simboli. Ed è per questo che il PRI ha voluto mettere a dimora quello che, da tempo, è considerato l’albero della libertà. Un olmo a piazza Castello. E poi ancora si metteranno in altre piazze, in altre comunità ove alberga un cuore repubblicano che provvederà, con amore e dedizione, a  far mettere radici e svilupparsi nel tempo.  In men che si dica si tornerà a votare e, per quel che ci riguarda, non dobbiamo trascurare di sensibilizzare ogni angolo della Regione. Le urne ci attendono, e che gli olmi ci siano testimoni.

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