I Riformatori

di Alessandro Mastronardi - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

“Chiacchiere e tabacchiere e legno, o banco nun e ttene”. E’ questo un antico, ma sempre valido, detto napoletano per significare che nemmeno il Monte di pietà  prende in pegno le chiacchiere e le tabacchiere di legno in quanto non hanno alcun valore. Non tenendo in alcun conto questo detto, i riformatori stanno riprendendo fiato e ricominciano a propinarci chiacchiere. Ancora addà a passà a nuttata e fumano le macerie create dal mago di Arcore  che, non contento dei guai procurati, rispunta, mentre gli altri, di destra e di sinistra, imperterriti, sono stati sempre presenti. Infatti per un periodo era scomparso di scena tanto che molti, parafrasando quella famosa canzone del dopoguerra, ci siamo chiesti dove fosse andato Zazà. Ed eccolo, più pimpante e bello che pria, tentare il recupero della fiducia perduta. Di lui i beneficiati alla Fede, Minetti, Mora dicono che è uomo generoso ma io, pur non avendo uno straccio di prova, lo considero un opportunista ed affarista della peggiore specie. Ma forse sbaglio, egli è il Presidente che in poco tempo ha ricostruito l’Aquila, con abitazioni dotate di tutti i conforts compreso lo spumante in frigo. Lode, lode imperitura a lui.  Ecco, per qualche notte, lo manderei ancora in quei posti terremotati, col casco in testa, scalzo e senza scorta, per vedere di nascosto l’effetto che fa. Povero Zazà, segua il mio parere, trascuri di passare notti insonni lavorando per noi, sparisca, ….   

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