L'Esperanto.

di Alessandro Mastronardi - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sono finiti, e per fortuna, i tempi dell’autarchia linguistica. Di quando Renato Rascel e Wanda Osiris furono costretti dal fascismo ad italianizzare i loro nomi d’arte in Renato Rascele e Vanda Osiri, così come si tendeva ad italianizzare tutti i termini stranieri. Potenza delle aquile imperiali (specie di gallinacci) che Mussolini mise sui cappelli di ognuno che avesse un ruolo, fosse anche di capo fabbricato. Ora, tramontato anche il tentativo dell’esperanto, è l’inglese a farla da padrone. Addio “brazil”,“besame mucho “ o “ la vie en rose”, per tenere il passo ho dovuto rispolverare “ blue moon”, “star dust”,   ” over the rainbow” e “september song”, aiutato dalla voce di Natalino Otto e Frank Sinatra. E mi sovviene una stagione ormai morta, ma viva nei ricordi. Ora non è più tempo di luna, stelle, arcobaleni e settembre malinconici. Non più tempo di sogni. Ora bisogna fare i conti con lo spread, i meeting, il briefing, il summit, e guai a non capire che si tratta di differenziale economico, di incontri, di riunioni di equipaggi, o di altri particolari interessi, si rischia una figura barbina.
Dubbi per chi non ha frequentato i college.

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