"Bellu parere"

di Alessandro Mastronardi - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Molti decenni or sono, frequentando l’Università di Napoli, fra un rum e coca e l’altro mi divertivo ad osservare il comportamento dei napoletani, nazione che ho sempre amato per i suoi scrittori, poeti, cantori, e per l’innata filosofia di vita. Figuratevi che gli scugnizzi e le “signorine” immortalate da Malaparte furono i veri vincitori nei confronti delle truppe anglo-americane, la vendetta dei poveri contro i ricchi per “vascio a sanità” o per Forcelle, prima ancora che il califfo di arcore inventasse le escort con le loro pretese milionarie. Allora una botta e via, ora marchette a peso d’oro. Orbene, fra quella fauna umana a guerra già conclusa, fine anni 50, era possibile vedere ancora gli scugnizzi, le zoccole, ed i “bellu parere” categoria di nullafacenti che, decentemente vestiti e muniti di borsa, andavano avanti e indietro con fare impettito senza concludere niente, “ per sembrare belli”. Il fenomeno, ormai esteso alla nazione italiana, è arrivato sino ai giorni nostri. Capita, anche nei partiti, di vedere persone che vanno avanti e indietro senza concludere alcunché e poi, per dare più peso, si chiudono in conclave per realizzare quello che, in matematica, l’insiemistica definisce un insieme vuoto. Napoli, scuola di vita e di filosofia. Aprirsi alla strada, alla piazza, percepire le istanze del popolo, non è una diminuzione dell’essere, ma il suo arricchimento umano. Chi rinunzia, specie se politico, alla frequentazione dell’agorà, danneggia sé stesso ed il partito che rappresenta, prima ancora che gli altri. Poi non si gridi all’antipolitica, Si ascolti, si parli e, quel che più conta, si agisca per il bene comune.

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