I pizzini.

di alessandro mastronardi

 

I bravi giornalisti, o scrittori, hanno sempre usato gli appunti, specie se in viaggio. Io, che bravo non sono e sono vessato da mia moglie quanto a frequenza di bucato, non potendo scrivere gli appunti sul polsino della camicia li scrivo su pezzi di carta volanti, i pizzini appunto. Poi, quando si accumulano li riguardo, li seleziono, scarto quelli che non sono più attuali. Stessa cosa mi accade per i giornali. Gli è che gli avvenimenti degni di considerazione, di approfondimento, di critica, sono sempre più e con maggior frequenza tanto che non trovo il tempo per scriverne. E poi, noi italiani siamo brava gente e, facendo poco uso di lecitina, spesso perdiamo memoria dei fatti, pur gravi, che ci interessano. Ma prima che il “pizzino” scada d’attualità, anche se sono pronto a parlarne per tutta la vita, non posso perdermi la notizia di questi minuti. Il burlone di Arcore, il barzellettiere, l’uomo del “ cucù ”, delle corna in foto coi capi di stato manco fosse una foto fra scolari delle elementari, colui che mi ha fatto ricredere della fiducia a suo tempo accordatagli in virtù di un programma mai realizzato, se non per la parte che  ha riguardato i suoi interessi, prende cappello. Non si ricandida più. Ma sarà vero ? Che il soggetto sia inaffidabile ormai è risaputo e verificato. Ha dichiarato di essere sceso in campo, a suo tempo, per amore verso l’Italia e per il bene degli italiani. In passato però aveva detto che se non lo avesse fatto lo avrebbero stritolato nei suoi interessi, che non sono pochi. Così si è potuto dedicare al suo apostolato di generosa beneficenza, verso le belle e disponibili giovani da salvare dalla strada, verso i Lavitola, verso lo stuolo di suoi difensori legali che ha piazzato in Parlamento, dei Bertolaso dei lavori in Sardegna ed un po’ ovunque in Italia. Grazie o generoso Padre della Patria che, derubricando il falso in bilancio, mi hai consentito di poter comprare 5 carciofi in più senza che mia moglie se ne accorgesse. Comunque, magnifica Eccellenza, anche se dice di voler prendere cappello, io non la vedo mimetizzato in un cappotto da militare tedesco alla volta di Dongo come fece un suo predecessore anch’egli già Capo del Governo, Primo Ministro e Segretario di Stato, meglio in colbacco e cappotto di astrakan alla volta di una accogliente dacia. Buon viaggio primo contribuente d’Italia.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  

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